Andare a curiosare tra i commenti inviati ai vari blog e siti riconducibili ai movimenti politici è sempre di sicuro interesse (vedi Polverini). Questa notte, complice l’insonnia, è stato il turno dello “Spazio Azzurro” del sito del Popolo Delle Libertà, da sempre fonte di sicura ispirazione. I commenti sotto riportati -che assicuro non essere frutto di fantasia- potrebbero spingere magari anche voi a farci un salto.
da: antonio
con quale coraggio si può votare a sinistra se non sanno neanche l’italiano e non capiscono le frasi dette ansi le capovolgono pur di parlare a vamperada: Antonino
la desuccapazione non è colpa di questo governo ma d’altri e scioperi inutili se non vi fosse stato questo governo i desoccupati sarebbero stati il doppio sens’altroda: ADEGUIAMOCI
in tutta europa gli immigati,hanno provocato la nascita di partiti nazionalisti,razzisti e xenofobi.sono piu’ furbi di noi ?che aspettiamo ?da: NON SI PUO’ DIRE..
quante delle malattie nuove,sconosciute,di ritorno ,sono dovute alla presenza di immigrati clandestini malati,non vaccinati ?PERCHE’ NON SE NE PARLA ?da: Da ex MSI
pRESIDENTE bERLUSCONI QUELLI CHE REMANO COTRO IN PRIMA FILA FINI CON AIUTO NASCOSTO CASINI, CREANO PROBLE.I PDL E LAZIO/PUGLIA DOPO ELE.FAREMO I CONTI!da: Massimo Micozzi
Raccogliamo i voti anche in Svizzera, non sottovalutiamo la potenza di questa nazione…da: MAS
BERLINGUER è indicato come politico integerrimo, ma prendeva o non prendeva i soldi dai nostri nemici URSS! E in caso di conflitto da che parete sarebbe stato???!!da: agli amici spazio2
Tutti i diffamatori del presidente Berlusconi dovrebbero essere denuciati per attentato al voto degli Italiani. FINI ERA MEGLIO CHE STAVI ZITTO PESSIMA FIGURAda: LEONE SABINO
A QUESTO PUNTO VOGLIAMO DEDICARCI AGLI OVER 50 E IN PARTICOLARE AI GIOVANIda: Marcuse
Per evitare processi fasullu contro gli avverasri politici (chiunque) basta sottrar- re alla magistratura l’imprimatur dell’azione penale e darla alla polizia. Fineda: PAZZI SCATENATI
qui sta passando il folle messaggioche,chi ha lavorato un po’ in italia,poi non se ne va piu’.va integrato,mantenuto egli diamo pure cittadinanza e voto.CHI PAGA ?Il mio preferito:
da: GiovanniSP
Caro Silvio!Non dare importanza al Tuo aspetto esteriore!!A noi piace quello che hai dentro,i tuoi nobili sentimenti e anche la ferita sul viso come un vecchio leone!.
Febbraio 2010
Gennaio 2010
Ha perfettamente ragione Tommaso Pincio: né il giovane Holden Caulfield né tanto meno il suo autore sono dei ribelli, dei rivoluzionari: non denunciano l’ingiustizia, non si schierano nelle lotte, non enunciano alternative e certamente non hanno letto Marx. Il loro rifiuto estetico e morale della falsità della società di massa li induce a se mai a quella che Albert Hirschmann ha chiamato “uscita”: andarsene, nascondersi. Che poi è coerente con le analisi sociologiche funzionaliste che prevalevano negli anni ’50, secondo cui l’uscita era l’unico modo di sottrarsi a un sistema creduto compatto e privo di contraddizioni. La differenza fra i progetti rivoluzionari europei e i movimenti americani si è fondata in gran parte proprio su questo: fra una cultura antagonista, che faceva leva sulla contraddizioni del sistema, e una cultura alternativa che cercava altre strade e altri mondi al di fuori di esso.
Milano: stop alle auto, multato ciclista
31 Gennaio 2010 13:05
MILANO - Nel giorno dello stop alle auto la polizia di Milano ha multato un ciclista. Un giornalista milanese si e’ visto comminare una multa di 23 euro per guida senza mani. “Ho tenuto le mani in tasca per un tratto di circa 300 metri perche’ avevo freddo” ha spiegato il ciclista. ”Nel quarto d’ora in cui sono stati fermi con me, nessuno ha controllato le macchine che passavano” ha aggiunto il giornalista. (RCD)
questa famosa città civile (cit.)
[…] Una dipendente del call center (Phonemedia) di Trino Vercellese ha inviato all’amministrazione la lettera di dimissioni, indicando come giusta causa la mancata retribuzione degli ultimi mesi. Pochi giorni dopo ha ricevuto a casa la risposta. L’azienda respinge “integralmente la sussistenza della giusta causa di recesso in quanto non contrattualmente prevista”. Come dire: il fatto che non ti paghiamo per mesi non ti dà il diritto di dare le dimissioni. L’azienda riconosce che il ritardo nel pagamento degli stipendi “perdura da diversi mesi”, ma proprio per questo ritiene “pretestuoso” indicarlo “oggi quale causa idonea a non consentire la prosecuzione nemmeno temporanea del rapporto di lavoro”. Non solo. Poiché “l’immediato recesso ha recato un rilevante danno all’operatività della struttura di appartenenza e problematiche organizzative”, comunica alla dipendente che procederà “senza dubbio” a trattenerle dallo stipendio la penale “per mancato preavviso”. Riservandosi “ogni altra azione”, l’azienda ritiene comunque risolto il rapporto di lavoro “per dimissioni volontarie”.
“Eravamo adolescenti e non esistevano né internet né gli sms: pensavamo alle nostre relazioni come a un credere comune. Sentivamo che quelle erano relazioni profonde. E invece, contro ogni nostra immaginazione, si sono rivelate provvisorie.”
Di Alessandro Baricco.
ma anche no, cazzo.
Perché scrivere Per questo trarre delle conclusioni che non siano da bar sembra difficile se poi lo fai lo stesso?
Buffone.
Ma anche tralasciando tutte le altre stronzate… che cosa stracazzo dovrebbe voler dire “relazioni come un credere comune”?
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Cara mamma,
ieri sera guardando Anno Zero ho scoperto con orrore e sgomento che tu e l’ex Ministro Castelli avete qualcosa in comune; una visione completamente distorta della realtà in cui la mia massacrata generazione si trova a vivere.
Alla precaria siciliana che raccontava il difficile vissuto quotidiano lui ha risposto parlando di ottimismo e dei ‘sacrifici’ che anche la vostra generazione ha fatto in passato.
Cara mamma adesso devo per forza spiegarti, nuovamente, che esiste qualche piccola differenza tra quello che voi chiamate ’sacrificio’ e quello che noi chiamiamo ‘non riuscire ad avere un progetto di vita’.
Vorrei partire da alcuni esempi pratici mettendo a confronto le nostre vite.
A 18 anni hai finito la scuola, diploma alle scuole magistrali, ti sei iscritta all’università, hai frequentato qualche lezione e poi hai scelto di lavorare.
A 21 anni ti sei sposata.
A 23 hai avuto il tuo primo figlio. Intanto papà provvedeva a mantenerti e la tua mamma che abitava nelle vicinanze ti aiutava nella gestione della casa e del pargoletto.
Quando avevi 29 anni sono arrivata io. Nel frattempo avevi iniziato ad insegnare, tu e papà avevate comprato il vostro primo appartamento e la nonna, rimasta sola, si era trasferita da voi consentendoti di tornare a lavorare tranquillamente. Non hai dovuto cercare un nido a cui affidare i piccolini strappati al sonno.
A 34 anni hai avuto la tua terza figlia e l’appartamento da 90 mq non andava più bene quindi tu e papà avete deciso di prendere una casa più grande in cui ognuno di noi avesse più spazio. E così è arrivato anche il secondo appartamento da 140 mq in un palazzo appena costruito.
Poco dopo, stanchi di girare per hotel e case in affitto durante le torride estati siciliane tu e papà avete deciso di comprare una enorme casa al mare. E così è stato, da 25 anni abbiamo il nostro buen retiro su due piani in uno dei luoghi più incantevoli della costa trapanese.Adesso, per punti, ti illustro la mia vita.
A 19 anni mi sono diplomata, liceo classico of course perché mi era stato detto che senza laurea non avrei mai fatto nulla nella vita e a 13 anni è difficile capire cosa è bene e cosa è male.
Mi iscrivo all’università, sbaglio facoltà, non ho un metodo di studio, insomma tra una cosa e l’altra resto impelagata e bloccata a Palermo fino ai 30. Colpa mia, lo so. Il mio più grosso rammarico, ho perso tempo in una cosa che poi, in fondo, mi è servita a ben poco.
Poi decido che a Palermo non avrò mai la possibilità di essere libera né di provare a fare quello che voglio. Quindi mi trasferisco a Milano. Adesso lavoro, di anni ne ho 35. Ho un contratto a progetto. Non ho idea di cosa sarà di me tra 12 mesi. A fine contratto non avrò una liquidazione; non ho diritto ad ammalarmi, anzi se mi rompo una gamba e mi assento per un tot di giorni il mio contratto salta e dovrò ricominciare a cercare. Quando si dice ‘la salute prima di tutto’ eh? Nonostante questi piccoli dettagli amo il mio lavoro e potrei definirmi esagerando un po’ ‘una persona di successo’ che ha avuto piccole grandi soddisfazioni e tante dimostrazioni di stima….almeno quelle!
Convivo, il mio compagno di anni ne ha 33. Da 5 lavora in un settore che dovrebbe dargli un minimo di garanzia, invece lui di garanzie non ne ha. Dopo tre anni di onorato servizio presso un prestigioso istituto bancario, proprio ieri, lo hanno fatto fuori con un ‘preavviso’ di mezza giornata. Da lunedì ricomincia a cercare. Intanto ci ritroviamo monoreddito! Questo significa che dovrà accontentarsi di quello che arriva perché la vita reale, quella di oggi , del 2010, non è dover pagare il mutuo della prima o della seconda casa, non è dover pagare le rate della macchina, non è dover pagare la pelliccia. La vita reale è pagare l’affitto il prossimo mese, pur non sapendo dove sarai effettivamente tra un mese. La vita reale è ricoprire ruoli di responsabilità e non contare cmq nulla; è sapere che se lavori male ti fanno fuori in 24 ore ma che faranno lo stesso anche se lavori bene perché non esiste alcun tipo di riconoscimento né di tutela per quello che fai. Nessuno di noi chiede ‘il posto fisso’ come si usava ai vostri tempi, vorremmo soltanto che ci venisse concessa la possibilità di avere un minimo di certezze e di dignità.
Possibili soluzioni? Mettersi in proprio? Fare impresa? Certo ci sta anche quello ma non tutti hanno la stessa predisposizione a lavorare in modo autonomo. E se tutti i precari di oggi si mettessero a fare impresa quale sarebbe il risultato?
La vostra generazione ha lavorato ma i frutti del lavoro che avete svolto, adesso, sono tangibili; tanto da essere diventati i veri ammortizzatori sociali del 2000.
Non è colpa vostra se non capite, purtroppo la vostra esperienza è troppo diversa dalla nostra o forse eravate più incoscienti. Sta di fatto che tu e papà, come tutti i genitori dei miei amici, avete avuto la possibilità di comprare una casa e di realizzare un progetto senza dover chiedere niente a nessuno.Ieri Castelli ha detto alla ‘giovane’ siciliana che sapeva soltanto lamentarsi; invece vi si chiede soltanto di aprire gli occhi.
Tu mi hai insegnato l’importanza dell’essere autonomi; pensi che adesso potrei mai accettare da parte vostra un aiuto per mantenere quel figlio che non potrò mai permettermi?
“L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”
[Italo Calvino – Le città invisibili – 1972]
Daveblog : Il movimento blogger si riserva di rivolgersi alle sedi competenti (via hneeta)
io vorrei invece precisare, sempre per amore di chiarezza, che non ho idea di cosa stiamo parlando.
(via uds)
Idem. E, ad occhio, è un’ignoranza di cui sono felice e fiero.
Ma chi l’ha detto che i politici italiani sono degli scansafatiche? I nostri parlamentari sono degli stakanovisti, degli instancabili lavoratori. E’ vero che non passano molto tempo in parlamento ma in compenso non disdegnano i doppi incarichi. Ce ne sono 18 – tra cui Lucio Stanca, (Pdl), amministratore delegato di Expo 2015, e Matteo Colaninno (Pd) – che occupano senza problemi posti importanti in consigli di amministrazione di grandi società. E ce ne sono 12 che, dopo essere diventati deputati nel 2008, si sono anche fatti eleggere sindaci o presidenti di Provincia.
Sono tutti di centro destra. 9 del PdL: i presidenti di Provincia Maria Teresa Armosino (Asti), Luigi Cesaro (Napoli), Edmondo Cirielli (Salerno), quello della legge sulla prescrizione, Antonello Iannarilli (Frosinone), Antonio Pepe (Foggia). E poi i Sindaci Nicola Cristaldi (Mazara del Vallo) Giulio Marini (Viterbo) e Marco Zacchera (Verbania). Poi ci sono 3 esponenti della Lega Nord: Ettore Pirovano, presidente della Provincia di Bergamo e Roberto Simonetti della Provincia di Biella. E soprattutto c’è il “fantuttone dei fantuttoni”: Daniele Molgora, che in questi 18 mesi prima è stato “nominato” deputato del Carroccio alla Camera, poi è diventato sottosegretario all’Economia ed infine è stato eletto presidente della Provincia di Brescia. Neppure ai tempi della prima repubblica, quella dei forchettoni, quella di “Roma ladrona”, nessuno aveva osato tanto.
Effettivamente non esiste una legge che vieti ad un deputato di farsi eleggere sindaco, mentre invece un sindaco o un presidente non può fare il deputato. Certo, ci sarebbe la decenza, il buon gusto, l’opportunità. Ma a chi volete che interessi? Infatti, i nostri stakanovisti della poltrona hanno sostenuto, durante la riunione della Giunta per le elezioni chiamata a decidere la loro eventuale incompatibilità, che non ci sono problemi. Il tripoltronista Molgara ha candidamente detto che, da capo della giunta provinciale di Brescia, decide lui quando convocarla e lo fa solo nei giorni in cui è libero da impegni parlamentari o di governo. Quindi, dov’è il problema? La giunta per le elezioni – a maggioranza di centro destra – ha deciso che ha ragione lui, e gli altri 11. Nessuna incompatibilità.
Forse tutti, prima di fare gli artigiani, potrebbero avere una base formativa generale che li renda cittadini consapevoli in una democrazia rappresentativa. Questa voglia di agevolare la scelta lavorativa precoce, dietro l’aspetto di necessità e modernità con tratti anche condivisibili, nasconde un disinteresse profondo per la qualità della formazione e per la funzione della scuola, a cui si sottrae semplicemente un anno di obbligo. Non si sceglie una riforma del metodo e dei programmi per andare incontro alla grave diserzione scolastica e ai tanti ragazzi a rischio. Si dimezza il biennio introdotto dal governo Prodi, dove peraltro si prevedevano percorsi alternati scuola-lavoro, che sono una cosa ben diversa dall’apprendistato. Quel biennio non ha funzionato? Facciamolo funzionare, invece di cancellare e risparmiare.
Quarant’anni fa Don Lorenzo Milani ricordava agli alunni della sua scuola di Barbiana che l’operaio conosce trecento parole e il padrone mille, per questo lui è il padrone. Oggi, che non si dice più padrone ma “imprenditore”, la sostanza della faccenda non cambia, anche se è evidente che il sistema produttivo moderno dovrebbe sentire la necessità dell’istruzione. Ma, nel paese dove la televisione è diventato l’unico accesso culturale stabile, forse è più utile l’uomo da trecento parole.di Stefania Rossini, “L’apprendistato piace alla Gelmini”, Lettere e Risposte-L’espresso
uds:
(via fuckyeahitsdoodle)