“From Napoli, Italy, with love … to comrades of Teramo condemned to 6 years of prison for the resistance of October 15, 2011.
“Arrests and repression will not stop the revolution!”Photo: World Riots 24/h
classe: 6 years in jail with weak evidences for having burnt an empty police van.
A while ago 4 cops that deliberately killed an unarmed and inoffensive 18 years old guy (Federico Aldovrandi) got 3 years.
Antonio Di Pietro possiede una casa a Bergamo, di 9 vani catastali; una casa a Roma di 8 vani catastali più cantina di 2 metri quadrati; più 56 unità immobiliari a Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso che però non sono altro che la sua casa di campagna con i 15 ettari di terra circostante. Basta scorrere le particelle degli immobili per scoprire l’equivoco. Al massimo, se vogliamo essere pignoli, possiamo considerare le particelle di terreni e fabbricati di Montenero come due proprietà, essendo due le masserie che la compongono. La ‘campagna’ di Tonino è composta solo catastalmente di 7 fabbricati che però comprendono fienili, stalle, porcilaia e annessi. La parte abitabile, divisa in due masserie, copre una superficie di circa 300 metri quadrati. Una proprietà ragguardevole, in parte ereditata e in parte incrementata con acquisti e ristrutturazioni recenti, ma lontana dai 56 appartamenti dei quali parla Fabio Volo. Alla moglie Susanna Mazzoleni sono intestate 11 unità immobiliari a Bergamo. Anche in questo caso però siamo di fronte a un terreno a Curno più tre box e tre cantine. Gli appartamenti sono quattro e sono di piccolo taglio. Poi ci sono i tre figli di Antonio Di Pietro. Cristiano ha una casa, un box e un terreno a Montenero di Bisaccia. Mentre i due figli minori, Anna e Toto, non possiedono 15 immobili a Milano ma solo un appartamento a testa. Le restanti particelle catastali sono un box di 56 metri quadrati e le aree urbane dell’intero condominio che risultano intestate ai singoli condomini.
Solo a me viene da piangere pensando che io - come quasi tutti gli altri della mia generazione, a meno che non scoppi la rivoluzione mondiale in cui credo sempre meno - probabilente non avrò mai una casa mia?
(via misantropo)(via misantropo)
(…) nel medesimo periodo si è verificato un intenso movimento centrifugo. Molti di coloro che svolgono professioni specialmente utili per la vita urbana – insegnanti, pompieri e impiegati, poliziotti e operai, piccoli negozianti e funzionari pubblici, infermieri – sono stati espulsi dal centro delle metropoli, comprese quelle europee e americane, a causa dell’aumento astronomico dei prezzi delle abitazioni. A Londra come a Parigi, a Milano come a New York o a Madrid, coloro che derivano un elevato reddito da attività finanziarie desiderano tutti abitare il piú vicino possibile al luogo di lavoro, e hanno la possibilità di farlo, affrontando il prezzo di acquisto o di locazione di alloggi che costano piú di 20 000 euro al metro quadro. Coloro che non possono affrontare prezzi cosí elevati, determinati dalla competizione tra individui «ad alto valore netto», devono cercarsi un’abitazione a decine di chilometri di distanza dal luogo in cui lavorano. Masse di persone hanno visto cosí accrescersi il costo fisico ed economico della pendolarità quotidiana – una conseguenza diretta delle disuguaglianze economiche che incide pesantemente sulla qualità della vita. Considerate nel loro insieme, facendo mente anche alle altre conseguenze deleterie che esse hanno sull’educazione, sulla salute, sulla speranza di vita, e non da ultimo sul potere politico, le disuguaglianze economiche aggravate dal finanzcapitalismo appaiono semplicemente oltraggiose.
A motivo della sua considerevole fragilità intrinseca, la mega-macchina sociale denominata finanzcapitalismo rappresenta il maggior generatore di insicurezza socio-economica che il mondo moderno abbia finora conosciuto. Essa è strettamente intrecciata alla produzione di smisurate disuguaglianze; al deterioramento delle condizioni di lavoro nei paesi sviluppati e al mantenimento di esse a bassi livelli per la maggior parte della popolazione dei paesi emergenti; alla progressiva distruzione degli ecosistemi e alla devastazione dell’agricoltura tradizionale a favore di un modello industriale rivelatosi incapace di nutrire il mondo. L’ascesa finora incontenibile della mega-macchina che svolge simili funzioni è un fattore centrale del degrado della civiltà-mondo.
Durante la guerra fredda i propagandisti occidentali coniarono un’immagine assai efficace per descrivere la dittatura materiale e ideologica cui erano sottoposti i paesi del Patto di Varsavia: “socialismo reale” fu chiamata. Termine di straordinaria comunicativa perché diceva tutto senza dire: di fronte alle promesse di un “radioso sol dell’avvenire”, nella sua realtà attuale e quotidiana il socialismo era solo sorveglianza del Kgb o della Stasi, penuria materiale, censura, file davanti ai negozi di generi di prima necessità, oppressione totale (o totalitaria) sotto un tallone nello stesso tempo poliziesco e ideologico (un pensiero unico sovietico diremmo oggi). Quel che caratterizzava il socialismo reale era che non potevi sfuggire, non potevi andartene, non potevi né cambiarlo, né ricusarlo. Ci pensavano i carri armati dei “paesi fratelli” a ricordarlo. Una volta spazzato via il socialismo reale e delegittimato il socialismo immaginato, l’ironia della storia vuole che oggi ci accorgiamo di vivere nel “capitalismo reale”. Anche noi siamo topi in gabbia che non possiamo sfuggire né allo spread né agli interessi del debito; anche per noi non c’è rifugio per quanto lontano dove non ci raggiungano gli esattori del nostro debito: ci rincorrerebbero anche su Marte. Anche noi dobbiamo vivere nella penuria: i greci anziani devono privarsi della sanità e gli spagnoli giovani del lavoro, per ottemperare agli ordini dei nostri “banchieri fratelli”, cui per imporre i diktat non servono più carri armati, ma ispettori finanziari. Anche noi siamo strangolati dall’ideologia.
Ed è straordinario come tutti facciano finta di credere all’idea che l’austerità serva a qualcosa mentre invece è solo la corda a cui impiccarci.
E così ci siamo, nel paese del controllo totale, vengono dati 3 mesi di prigione ad un tizio che ha fatto delle battute di merda su una bimba rapita. Sulla sua pagina Facebook.
Era già successo con quei 2 ragazzini che incitavano al riot l’anno scorso.
Però nei paesi capitalisti c’è libertà d’espressione.
Davvero? E per quanto si potrà liberamente definirsi rivoluzionari?
Ma, a ben vedere, anche il liberismo, di cui Monti è ideologo ed alfiere, non è affatto una dottrina economica, bensì la retorica vittimistica del ricco incompreso, sempre avviluppato nei lacci e lacciuoli dell’invidia sociale, soffocato dal parassitismo dei poveri che gli impedirebbero di muoversi.
Catastroika: the creators of Debtocracy, a documentary with two million views broadcasted from Japan to Latin America, analyze the shifting of state assets to private hands.
They travel round the world gathering data on privatization in developed countries and search for clues on the day after Greece’s massive privatization program.
To Fix High Teen Pregnancy Rates, Fix Inequality
Info source: http://huff.to/teen-pregnancy-and-inequality
(via classe)
(via classe)
fullmonti
Giovedì a Servizio Pubblico un cassintegrato di Pomigliano ha rivelato che, su 1300 cassintegrati riassunti, nessuno è della Fiom. Poi Santoro ha trasmesso un filmato che mostra il “gestore operativo” della Fiat di Melfi mentre minaccia mafiosamente di morte un operaio: “Ti brucio vivo, ti stacco la testa e la metto in piazza … sai di che famiglia sono?”. La Fiat ha detto o fatto qualcosa? Niente. E il governo? Niente. Sta’ a vedere che pure le minacce mafiose agli operai e le discriminazioni politiche in fabbrica sono colpa dell’articolo 18.
In articulo Montis, Travaglio
classe: minchia se anche travaglio abbandona l’appoggio a monti così apertamente, al popolo viola gli andrà in cortocircuito il cervello.
(via classe)
Don’t forget generations of inheritance!
That counts as luck.
(via classe)
The Burning Cars of Berlin.
Why are expensive cars being burned? Everything still in its place, nothing is stolen. But why? If theft is not the purpose, then why are these expensive cars being burned in broad daylight.
This violent rejection of everything we are sold is a phenomenon that recurs whenever the veil of consumer capitalism slips. Capitalism is broken: It needs to be replaced rather than simply patched up.
In the burning cars of Berlin we see the anguish and the anger of a community whose only presence is fire.
classe: mi tocca rebloggarmi per fare un po’ di chiarezza sulla pratica dell’incendiare le auto.






