In the Christian past, it was common for people who had led dissolute lives to return to the safe haven of the church in old age, so they might die reconciled with God. Something similar is happening today with many anti-communist Leftistis. In their final years, they return to communism as if, after their life of depraved betrayal, they want to die reconciled with the communist Idea. As with the old Christians, these late conversions carry the same basic message: that we have spent our lives rebelling vainly against what, deep within us, we knew all the time to be the truth.
So, when even a great anti-communist like Kravchenko can in a certain sense return to his faith, our message today should be: do not be afraid, join us, come back! You’ve had your anti-communist fun, and you are pardoned for it - time to get serious once again!
Slavoj Žižek - First as tragedy, then as farce (free download)
Žižek ha questa attitudine per il lol che è grandiosa per noi che leggiamo e very appealing per approcciare nuove generazioni di militanti.
(via classe)Il dizionario perduto. La responsabilità della parola “comunismo”
La parola “comunismo” ha affrontato i mari burrascosi dei dibattiti teorici e si è schiantata contro gli scogli delle concretizzazioni del socialismo reale. Ma ha resistito a uragani di propaganda avversa, e guidato masse nella speranza di porti sicuri. Ora, a inizio millennio, è «indicibile». Era temuta, ora suscita ilarità. La discussione interna, tra comunisti eretici e ortodossi, ha conservato per decenni il rispetto per il termine, che è stato difeso contro gli avversari politici. Ma con l’abbandono della discussione è stato lasciato spazio ai detrattori, e a un’interpretazione illimitata della parola, del tutto irrispettosa della parola stessa, della sua storia, della sua origine, del suo uso consapevole. Nessun confine è stato posto all’uso della parola “comunismo”, gli argini semantici che la proteggevano almeno dall’interno, da chi credeva nell’idea di “comunismo”, in varie forme, sono caduti col Muro.
Nella sua pluralità di significati, la parola e l’idea di “comunismo”, nella sua graduale indicibilità, senza argini a proteggerla, è capitolata. In Italia, oggi, a oltre vent’anni di distanza, sempre meno persone (per quanto sempre più partiti) si riconoscono in quel termine e si definiscono “comunisti”.
“Modern capitalist nations are the fruit of a history of slavery, genocide, violence and exploitation every bit as abhorrent as Mao’s China or Stalin’s Soviet Union. Capitalism, too, was forged in blood and tears; it is just that it has survived long enough to forget about much of this horror, which is not the case with Stalinism and Maoism.” - Terry Eagleton
classe: from “Why Marx was right”
I giornali e gli operai di Antonio Gramsci
(“Avanti!”, ediz. Piemontese, 22 dicembre 1916)
Sono i giorni della réclame per gli abbonamenti. I direttori e gli amministratori dei giornali borghesi rassettano la loro vetrina, passano una mano di vernice sulla loro insegna e richiamano l’attenzione del passante (cioè del lettore) sulla loro merce. La merce è quel foglio a quattro o sei pagine che va ogni mattino od ogni sera a iniettare nello spirito del lettore le maniere di sentire e di giudicare i fatti dell’attuale politica, che convengono ai produttori e venditori di carta stampata. Vogliamo tentare di discorrere, con gli operai specialmente, dell’importanza e della gravità di quell’atto apparentemente così innocente, che consiste nel scegliere il giornale cui si vuole abbonarsi. E’ una scelta piena di insidie e di pericoli che dovrebbe essere fatta con coscienza, con criterio e dopo maturata riflessione. Anzitutto l’operaio deve negare recisamente qualsiasi solidarietà col giornale borghese. Egli dovrebbe ricordarsi sempre, sempre, sempre, che il giornale borghese (qualunque sia la sua tinta) è uno strumento di lotta mosso da idee e da interessi che sono in contrasto coi suoi. Tutto ciò che stampa è costantemente influenzato da un’idea: servire la classe dominante, che si traduce ineluttabilmente in un fatto: combattere la classe lavoratrice. E difatti, dalla prima all’ultima riga, il giornale borghese sente e rivela questa preoccupazione. Ma il bello, cioè il brutto, sta in ciò: che invece di domandare quattrini alla classe borghese per essere sostenuto nell’opera di difesa spietata in suo favore, il giornale borghese riesce a farsi pagare… dalla stessa classe lavoratrice che egli combatte sempre. E la classe lavoratrice paga, puntualmente, generosamente. Centinaia di migliaia di operai, danno regolarmente ogni giorno il loro soldino al giornale borghese, concorrendo così a creare la sua potenza. Perché? Se lo domandate al primo operaio che vedete nel tram o per la via con un foglio borghese spiegato dinanzi, voi vi sentite rispondere: ” Perché ho bisogno di sapere cosa c’è di nuovo”. E non gli passa neanche per la mente che le notizie e gli ingredienti coi quali sono cucinate possono essere esposti con un’arte che diriga il suo pensiero e influisca sul suo spirito in un determinato senso. Eppure egli sa che il tal giornale è codino, che il tal altro è palancaio, che il terzo, il quarto, il quinto, sono legati a gruppi politici che hanno interessi diametralmente opposti ai suoi. Tutti i giorni poi, capita a questo stesso operaio di poter constatare personalmente che i giornali borghesi raccontano i fatti anche più semplici in modo di favorire la classe borghese e la politica borghese a danno della politica e della classe proletaria. Scoppia uno sciopero? Per il giornale borghese gli operai hanno sempre torto. Avviene una dimostrazione? I dimostranti, sol perché siano operai, sono sempre dei turbolenti, dei faziosi, dei teppisti. Il governo emana una legge? E’ sempre buona, utile e giusta, anche se è… viceversa. Si svolge una lotta elettorale, politica od amministrativa? I candidati e i programmi migliori sono sempre quelli dei partiti borghesi. E non parliamo di tutti i fatti che il giornale borghese o tace, o travisa, o falsifica, per ingannare, illudere, e mantenere nell’ignoranza il pubblico dei lavoratori. Malgrado ciò, l’acquiescenza colpevole dell’operaio verso il giornale borghese è senza limiti. Bisogna reagire contro di essa e richiamare l’operaio all’esatta valutazione della realtà. Bisogna dire e ripetere che quel soldino buttato là distrattamente nella mano dello strillone è un proiettile consegnato al giornale borghese che lo scaglierà poi, al momento opportuno, contro la massa operaia. Se gli operai si persuadessero di questa elementarissima verità, imparerebbero a boicottare la stampa borghese con quella stessa compattezza e disciplina con cui la borghesia boicotta i giornali degli operai, cioè la stampa socialista. Non date aiuti di danaro alla stampa borghese che è vostra avversaria: ecco quale deve essere il nostro grido di guerra in questo momento che è caratterizzato dalla campagna per gli abbonamenti fatta da tutti i giornali borghesi. Boicottateli, boicottateli, boicottateli!
MERENDE BOLSCEVICHE 2012.
“La rivoluzione bolscevica ha garantito il diritto all’uguaglianza, non all’intelligenza”. (Ėrenburg)
Le merende bolsceviche sono un appuntamento politico/gastronomico/sentimentale che si terrà a Roma (quasi) ogni settimana a partire dal pomeriggio di sabato 28 gennaio 2012. Ogni merenda sarà caratterizzata dall’approfondimento semiserio di una tematica legata al pensiero antagonista e dalla degustazione di dessert offerti da Fonderia e cioccolato Marangoni.La location è segreta e variabile. Sarà rivelata personalmente agli amici invitati e ai primi che ne faranno richiesta inviando una mail a pasticceriaunicavia@gmail. com.
Il numero dei partecipanti è molto ridotto per evidenti ragioni logistiche, e quindi la semplice partecipazione all’evento Facebook non costituisce conferma della presenza.
Ogni partecipante è invitato a proporsi come relatore e pasticciere o ad ospitare una delle MB successive.
Per quanto i dietologi si sforzino di fermare la ruota della storia, il soufflè della rivoluzione crescerà e sarà inevitabilmente calorico.
(via uomoinpolvere)
“Religion is poison, save the kids” (It rhymes in russian)
classe: dopo questo,
deve essere il mio prossimo quadro in soggiorno.
(via classe)
Communism is a social, political and economic ideology that aims at the establishment of a classless, moneyless, stateless and revolutionary socialist society structured upon common ownership of the means of production.
Let’s do this shit
(via classe)
Comunque in Russia i comunisti a sto’ giro hanno raddoppiato e stanno al 20%.
classe: ottimo, cazzo!
E poi anche vogliamo il comunismo. Il comunismo è che non ci siano più delle case dove ti sbattano la porta in faccia, da esser costretti a entrarci nei pollai, la notte. Il comunismo è che se entri in una casa e mangiano della minestra, ti diano della minestra, anche se sei stagnino, e se mangiano del panettone, a Natale, ti diano del panettone. Ecco cos’è il comunismo.
Il commento di Belardelli segna un vero e proprio passaggio di livello del revisionismo: da un uso politico della storia – in cui gli eventi vengono anestetizzati, decontestualizzati, falsificati – si passa ad un vero e proprio uso politico della storiografia, piegata ai fini della vulgata che il Potere vuole diffondere. Lo abbiamo scritto mille volte: la fine del comunismo in Urss – al di là del giudizio specifico sui singoli fatti – ha portato la conseguenza tragica della fine di un orizzonte politico alternativo al quello dato dal capitalismo e del neoliberismo. “Un altro mondo possibile” non può essere neanche immaginato: la “fine della storia” deve essere propagandata a tutti i livelli, l’immaginario creato da una realtà comunista eliminato.
L’esame di maturità, il crollo dell’Urss e altre catastrofi…
Militant Blog
(via facciamoanchequesto)
lotta di classe: tu sei il mio nuovo migliore amico del tumblrmondo. Insieme a Emanuele, e sì dai, a tutti gli altri compagni e compagne.
(via classe)
M’è partito un follow. :-)
(in ogni caso: contro questo turborevisionismo, leggere Luciano Canfora SEMPRE. Anzi, dopo la spedizione estiva - se non m’arrestano al controllo passaporti - cominceró a postarne brani a iosa, che è meglio)
(via classe)







