[…]20 anni fa, Berlusconi scese in campo per salvare l’Italia dai comunisti, nel 2013 Monti sale in politica perché il Paese non finisca come la Grecia. C’è un passaggio nell’intervista di ieri, studiatissimo ovviamente, quello in cui descrive il cielo di Atene inquinato come la Londra degli anni ’50. Con poche frasi Monti dipinge l’immagine dei boschi alla periferia di Atene che stanno scomparendo perché gli Ateniesi bruciano la legna per scaldarsi. Senza riferimenti, senza nozione il telespettatore immagina una scena post-apocalittica da cui siamo scampati solo grazie a Mario Monti. È evidente che il messaggio successivo sia ‘après moi, le déluge’, dopo di lui il diluvio[…]
Fréjus, Tir sui treni: cade l’ultimo alibi per la Torino-Lione
da leggere, tutto.
La Torino-Lione? Ormai definitivamente inutile. Lo “ammette” anche Rfi, la società delle Ferrovie dello Stato cui compete la gestione della rete ferroviaria: l’attuale traforo internazionale del Fréjus, che già collega Italia e Francia lungo la ferrovia Torino-Modane che attraversa la valle di Susa, è in grado di accogliere anche maxi-convogli, persino i più ingombranti in circolazione in Europa. «La certezza – dichiara Tino Balduzzi, attivista No-Tav intervistato da Alessandra Fava per il newsmagazine “Manifestiamo” – viene da un documento di Rfi, scoperto durante una ricerca sui carri Modalohr». Il documento “svela” l’esatta capacità del vecchio tunnel, recentemente “limato”, e dimostra che le limitazioni che impedivano di caricare su treno i camion standard, alti 4 metri, non ci sono più». Via libera, dunque, alla decantata “autostrada ferroviaria”: cade l’alibi secondo il quale sarebbe necessario un nuovo super-traforo.
Si tratta di appena 44 centimetri di altezza, ma bastano a cambiare la classificazione della linea, ora perfettamente idonea al trasporto su rotaia dei mezzi stradali più pesanti: «La notizia sui media è passata in sordina o non è passata affatto (…)esattamente.
Amianto, una storia operaia
Post breve, giusto un lampo. Molto “irrituale” per Giap, e deciso all’impronta. E’ che ieri sera ho finito questo libro e mi ha colpito durissimo, come non mi capitava da tanto. Mi avevano avvertito: lo diceva anche Evangelisti nella prefazione, l’avevo letto nelle recensioni, anche in quella del Chimenti, ma quando leggi e leggi e leggi e ti arriva la “botta”, non c’è preavviso che conti. Mi ha smosso ricordi di quand’ero feto. Nel volgere di una generazione ci hanno devastati. Io, guardate, sono anni che non scrivo una recensione, e non la voglio scrivere neanche adesso. Non mi interessa più recensire, voglio discutere. Ieri sera ho inviato una mail ad Alberto, un po’ tartagliando, non trovando le parole giuste (avevo scritto anche due o tre frasi su Twitter, roba da vergognarsi, il massimo dell’inadeguatezza), e gli ho detto, in sostanza: che roba che hai scritto, compagno. Che cazzo di libro che hai scritto, compagno. Così, senza dire un cazzo, te ne esci con una roba del genere, ti metti a “fare Monzon” con queste memorie? Lo faccio decantare, poi parliamone su Giap, ti va? Io, te e altri, ti va? Volentieri, mi fa lui, poi mi spiega che è ancora scosso da una presentazione che ha appena fatto, il pubblico era pieno di operai menomati da anni di lavoro di merda, e figli e parenti di operai menomati o uccisi da anni di lavoro di merda. Insomma, io vi dico solo: leggetelo. Ché poi se ne parla insieme. E’ un libro di quelli che si leggono per poi parlarne insieme. A me ha smosso roba dentro, roba particolare, perché pure io vengo da una famiglia di metalmeccanici che quand’ero piccolo era sospesa tra industria e campagna, fabbrica e orto in cortile, e pollaio. Qualcuno in officina, le donne (mamma ed entrambe le nonne) a fare le braccianti. Pure mio papà, prima di entrare in fabbrica, aveva fatto il cameriere. Poi ha fatto il dirigente sindacale, ma sempre “in aspettativa”, perché in fabbrica può capitare di tornarci. Anche l’aspettativa era una conquista del movimento operaio. Mio fratello è tuttora metalmeccanico iscritto FIOM, lavora in una fabbrica di componenti metallici che serve il grande indotto FIAT. Ogni tanto fa un po’ di cassa integrazione. Laureato e con tanto di master, mio fratello, e fa l’operaio, poi dicono che siamo “choosy” e pure ringraziare, perché oggi lavorare è già un lusso. Anche dalle mie parti c’è una lunga storia di nocività, e anche a Ferrara c’era la Solvay, non solo a Rosignano. Però Amianto mi avrebbe dato la botta a prescindere, anche senza tutto questo. E la darà anche a voi, perché se uno legge Amianto e non gli arriva la botta, vuol dire che ha la testa sbagliata e si è messo il cuore sotto le scarpe. Vuol dire che i padroni lo hanno lavorato bene, lo hanno “macinato fine”. Ieri sera piangevo, bestemmiavo tra me e me che sembravo un matto, e dopo che mi ha risposto il Prunetti c’avevo un cazzo di groppo in gola… Piangevo di rabbia, però anche d’orgoglio, orgoglio per i Renato che eravamo appena una generazione fa. Questo qui è un libro grande come una casa, ma è la casa che manca, la casa che non abbiamo. E’ un libro di noialtri “sfollati”, l’ho già scritto che siamo un popolo da campo profughi, perché quel mondo che ci ha cagati, col suo tanto male e il suo po’ di bene, quel mondo là non esiste più. Solo che non c’è nemmeno il campo profughi, purtroppo ognuno è profugo per conto suo, e quando scrive gli fanno pure male le braccia. Che cazzo di libro che hai scritto, compagno. C’ho ancora la gola strozzata, e partono altre bestemmie. No, sul serio: leggetelo. Poi ne parliamo. Ma l’hanno poi spedita una copia a Nada Malanima, dopo tutto ‘sto tirarla in causa? Perché secondo me pure a lei vengono i lacrimoni, e salgono dalla gola le imprecazioni, e telefona al Prunetti e lo chiama “compagno”.
Che sarebbe davvero una parola bellissima, “compagno”. – WM1
Tav, trenta indagati in tutta Italia / Sequestrata la trivella del cantiere fiorentino
I rivestimenti delle gallerie “collassavano col fuoco”, ma nelle relazioni tecniche - sostiene l’accusa - sono stati occultati questi problemi
Il Ponte su Stocazzo.
(via ze-violet)
ROMA - Di lettere anonime ne circolarono molte, nella stagione sanguinosa delle stragi di mafia, fra il 1992 e il 1993. Alcune attendibili, altre meno. Ma ce n’è una, spedita dopo le bombe di Roma e Milano del 27 luglio ‘93, che può aiutare a fare un po’ di luce sulla presunta trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra. E su coloro che erano informati delle intenzioni dei boss di scendere a patti con le istituzioni, usando gli attentati come arma di ricatto. Rimasta sepolta nei cassetti e in qualche antico faldone processuale, viene ora svelata da una nota a pie’ di pagina della relazione del presidente della Commissione antimafia Beppe Pisanu.
Si tratta di quaranta righe dattiloscritte, giunte per posta ordinaria agli uffici milanesi della Direzione investigativa antimafia guidata all’epoca dal futuro capo della polizia Gianni De Gennaro. Un foglio che fu valutato degno di attenzione se proprio De Gennaro si preoccupò, dopo averlo classificato come «riservato», di trasmetterlo alla segreteria speciale del ministro dell’Interno Nicola Mancino «per opportuna conoscenza». Era l’11 agosto 1993. L’elaborato pare concepito da qualcuno che faceva parte dell’ala anti-stragista di Cosa Nostra, e svela i propositi mafiosi di «trattare patteggiamenti con nuovi governanti politicanti per preparare il terreno». A questo dovevano servire le esplosioni di Roma e Milano e prima ancora quella di Firenze, scrivono gli anonimi estensori della lettera che parlano al plurale».
«Siamo contro la dirigenza di C.N. (Cosa Nostra, ndr ) che sta portando al suicidio dell’organizzazione con la recente assurda campagna di attentati», si presentano gli autori. «Siamo fuori e vogliamo aiutarvi a distruggerla». Riferiscono progetti risalenti, a quanto dicono, al febbraio ‘93, cioè subito dopo la cattura di Riina avvenuta il 15 gennaio per mano dei carabinieri del Ros. E che, alla luce degli attentati di maggio e luglio, «si rivelano veraci e servono a capire».
Secondo gli autori del documento la mafia aveva elaborato una cosiddetta «fase uno» della nuova strategia, che prevedeva di piazzare «vetture-bomba dimostrative su avvertimento nel centro delle città e presso consolati all’estero, di notte e senza vittime». E subito dopo la fase due: «Attesa di contatti su iniziativa dei sevizi per poi trattare il f… (illeggibile, ndr ) alle indagini su C.N. e per l’arrangiamento dei processi in corso».
La fase uno si era concretizzata con gli attentati sul continente, tutti avvenuti, effettivamente, nel cuore della notte. Le vittime (dieci morti e molti feriti tra Firenze, Milano e Roma) furono causali, nel senso che non erano nelle intenzioni dei dinamitardi, come poi confesseranno i pentiti. In quei giorni di agosto ‘93, dunque, si sarebbe attivata la fase due, cioè l’attesa di un contatto da parte dei servizi segreti per mettere fine alla campagna stragista. Secondo l’anonimo, l’obiettivo era un freno alle indagini sulle cosche e un aggiustamento dei processi, ma ora sappiamo che in quelle stesse settimane - come ricostruisce la relazione di Pisanu - cominciò il lavorio tra gli uffici ministeriali e alcuni apparati per discutere le problematiche del «carcere duro» per i mafiosi. Che con ogni probabilità approdarono alla decisione del ministro della Giustizia Conso, nei primi giorni di novembre, di non rinnovare 334 decreti «41 bis» per altrettanti detenuti.
Nell’esposto senza firma le «colombe» della mafia avevano indicato anche le fasi 3 e 4, di reazione all’eventuale rifiuto statale al «patteggiamento» coi boss: «Attentati alla frontiera slovena, organizzati da amici croati per scambi di armi e traffico di droga», prima dell’attacco finale: «Ingresso sul campo di tutte le famiglie di Cosa Nostra per una enorme offensiva spettacolare di colombizzazione su tutto il territorio». Eventi che per fortuna non sono avvenuti: chissà se perché nessuno mai li progettò, e dunque gli anonimi esageravano o mentivano; se i capimafia non hanno avuto la forza di realizzarli, oppure se qualcuno si mostrò effettivamente disponibile alla trattativa. Magari lanciando il segnale della mancata proroga degli oltre trecento «41 bis» decisa da Conso, come oggi accusa la Procura di Palermo. Disponibilità da cui la stessa Dia, in una relazione di quegli stessi giorni, aveva messo in guardia i vertici politici dello Stato: «L’eventuale revoca anche solo parziale dei decreti che dispongono l’applicazione dell’articolo 41 bis potrebbe rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, intimidito dalla “stagione delle bombe”».
L’ex ministro della Giustizia ha spiegato, diciassette anni dopo, di aver deciso da sé quelle mancate proroghe, anche in virtù del fatto che nella mafia si stava affermando la linea più dialogante con le istituzioni di Bernardo Provenzano: con Riina in carcere, disse Conso, «subentra questo vice che aveva un’altra visione, sempre mafioso, però puntava sull’aspetto economico». All’epoca tra gli investigatori e gli inquirenti non si aveva la consapevolezza di questa spaccatura. Strano l’avesse il professore divenuto Guardasigilli. L’anonimo citato da Pisanu sembra ora confermare che effettivamente qualcuno, all’interno degli apparati, poteva avere almeno il sospetto che tra i mafiosi ci fosse qualcuno contrario al proseguimento della strategia stragista. E nelle sue conclusioni lo stesso presidente dell’Antimafia sottolinea: «I servizi segreti potevano esserne informati, e quindi anche il governo».
11 gennaio 2013 | 8:17
(AGI) - Palermo, 10 gen. - La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di tutti i 12 imputati nel procedimento per la trattativa Stato-mafia. La richiesta e’ stata formulata dal Pm Nino Di Matteo, che ha cosi’ concluso davanti al Gup Piergiorgio Morosini, nell’aula bunker dell’Ucciardone, la requisitoria cominciata ieri mattina.
Gli imputati sono 5 mafiosi, i capimafia corleonesi Leoluca Bagarella, il capolista, suo cognato Toto’ Riina, e Bernardo Provenzano, il pentito Giovanni Brusca e il palermitano Antonino Cina’, 3 politici, l’ex ministro democristiano del Mezzogiorno, Calogero Mannino, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, che risponde solo di falsa testimonianza, 3 ufficiali dei carabinieri, i generali Mario Mori e Antonio Subranni e l’ex colonnello Giuseppe De Donno, e infine Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, che risponde, oltre che della trattativa, di concorso in associazione mafiosa e calunnia aggravata.
Mannino questa mattina ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato, e il Gup si e’ riservato di pronunciarsi in merito. Nei giorni scorsi, era stato disposto lo stralcio della posizione di Bernardo Provenzano, giudicato dai periti incapace di presenziare alle udienze a cause delle sue condizioni psichiche. I reati contestati per i presunti accordi fra Stato e mafia, risalenti al periodo delle stragi del ‘92-‘93, sono quelli di attentato, con violenza o minaccia, a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato, tutto aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra. Il patto sarebbe stato suggellato, secondo l’accusa, da ex ministri, per mezzo di mafiosi e il tramite di Dell’Utri, per evitare nuovi attentati: in cambio sarebbe stato offerto un ammorbidimento del 41 bis, il regime di carcere duro previsto per i detenuti legati a Cosa nostra.
INGROIA, GIUSTA RICHIESTA PROCURA PALERMO
“La richiesta della Procura di Palermo era attesa e costituisce il naturale epilogo di un percorso di anni. Me ne sono occupato io negli anni passati insieme ai validissimi colleghi che oggi hanno chiuso ritenendo - e so che hanno ragione - che ci sono elementi per un processo. Non si e’ fatto abbastanza in sede politica per accertare” le cose in “quegli anni terribili”. Lo ha detto Antonio Ingroia nel videoforum di Repubblica.it commentando la richiesta della Procura di Palermo di rinvio a giudizio per 12 imputati nel procedimento per la trattativa Stato-mafia. Secondo l’ex pm palermitano, “il rapporto tra Stato e mafia non e’ mai stato gi guerra senza tregua, ma di connivenza, questa e’ la piu’ terribile perche’ c’erano ancora i cadaveri ‘caldi’ degli uomini dello Stato”.
Già!
ricordiamoci che la cosiddetta “democrazia occidentale” è solo un mezzo di controllo delle masse, se la classe dominante concede qualcosa è perchè vuole tenerci buoni e ha il suo tornaconto.
(via ze-violet)
Ieri, mi raccontano, nel consiglio dell’istituto comprensivo a cui appartiene la scuola elementare che frequentano i miei figli, è andato in scena un classico teatrino politico. La dirigente aveva proposto infatti nei giorni scorsi di intitolare a Chiara Corbella l’istituto comprensivo, che oggi si chiama via Lusitania, e di cui fanno parte due elementari (Manzoni e Giardinieri, la nostra) e la media Sibari.
La scuola laida « il sub (senza muta né uniforme)
Continua, ed è da leggere tutto.
Ciellini inside.
(via nipresa)
perché son più realisti del re papa, ‘sti stronzi
(via ze-violet)(via ze-violet)
Una volta il grande Ettore Petrolini, fischiato dal pubblico, ebbe a dire, rivolto al loggione dal quale partivano i fischi:
“Io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto.”
…ed è proprio quello il punto. Io non sono adirato per il fatto che questi mistificano la realtà nemmeno come in un libro di Orwell, nemmeno per il fatto che sia proprio da dei dissociati mentali dire che hanno governato benissimo mentre siamo il Paese più disastrato d’Europa dopo Grecia e Spagna (che però disastrati lo erano da decenni).
Io ce l’ho col fatto che spuntano come funghi i COGLIONI “è vero! Rigor Montis! Europa merda! Germania nazista!”.
I miei concittadini di ‘sto gran cazzo, cristo santo.
(questo riesco ancora a farlo, nonostante il Merda)
1970. Una scena classica -che si ripete come l’anello di un ciclo cosmico lungi dal chiudersi- della vita repubblicana: la polizia che sgombera un gruppo di manifestanti da piazza Montecitorio. In questo caso l’accampamento improvvisato da un gruppo di vittime del terremoto.
42 dico quarantadue anni fa, e manco allora i gingie erano dalla parte giusta né serve sapere quali terremotati fossero…
Nuovo processo alle carriole #laquila #macerie
3e32:
E’ giunto ieri il decreto di citazione in giudizio (l’ennesimo) per i 3 manifestanti a cui furono “sequestrate” le carriole il 29 marzo 2010 (ricordiamo tutti il verbale di “carriola in pessimo stato di conservazione”). Un nuovo processo, collegato a quello (già iniziato), sempre contro le carriole, il 29 marzo.
L’accusa iniziale che mosse quel ridicolo sequestro, di “violazione del silenzio elettorale”, formulata dall’allora prefetto Gabrielli, ovviamente si è rivelata una bufala infondata. L’accusa della Procura è invece quella di manifestazione non autorizzata. Come se tutte le altre “domeniche delle carriole” invece fossero state autorizzate. Ricordiamo bene quante volte abbiamo dovuto forzare il blocco della polizia, voluto dal Sindaco Cialente e da Gabrielli, che hanno cercato così di impedirci di rimuovere le macerie.
La cosa grave è che mentre la Procura chiede il processo contro le carriole (ovvero contro quelli che hanno cercato di liberare il centro dalla macerie), il centro è ancora chiuso, devastato, derubato, abbandonato a se stesso, manca un progetto di ricostruzione, si bandisce solo ora un concorso per assumere chi dovrà lavorare (quando?) alla ricostruzione (quale?).
Con questa accusa (l’ultima di una lunga serie), ci sembra quasi che si voglia processare la speranza di quelli che volevano solo esercitare il diritto di partecipare alla ricostruzione del proprio territorio, della propria vita, del proprio futuro.
Questo non fermerà la nostra battaglia per una ricostruzione giusta, ci mette solo tanta tristezza…. ci chiediamo come sia possibile che, tra le infiltrazioni delle cricche negli appalti per la ricostruzione, i cantieri dove molto spesso la sicurezza sul lavoro è un optional, lo spreco e la assoluta mancanza di trasparenza nella gestione dei fondi, la giustizia italiana non abbia di meglio da fare che portare avanti processi contro le carriole, CaseMatte, le manifestazioni a L’Aquila e a Roma.
In ogni caso, questa accusa non ci spaventa, possiamo dimostrare che nessun reato è stato commesso e che le carriole meritano solo un ringraziamento e non una condanna penale.
Ci vediamo tutti l’1 luglio 2013 (la data fissata per la prima udienza), fuori al tribunale di Bazzano.
speriamo non vedano quella porcata sul sito del pdl :(
Riforma delle pensioni: al lavoro fino alla morte…
insospettabilmente-superficiale:
Signora Fornero, la prego mi aiuti: ho due figlie, la maggiore per fortuna ha già espatriato, ma ancora non riesco a convincere la piccola a lasciare questa landa desolata governata da voi. Pensavo, che se lei potesse emanare ancora qualche editto, forse la mia bambina potrebbe finalmente convincersi che persino in Burkina Faso, potrebbe avere un futuro migliore che qui. Ho appena letto – una riga sì e una no, che leggere tutto sarebbe stato uno spreco – la sua ennesima riforma del sistema pensionistico, e ho capito – come se ci fosse bisogno di ulteriori evidenze – che lei proprio non ha idea di cosa sia il lavoro. Ho anche dedotto, o meglio fortificato la mia convinzione – che voi vogliate continuare a sanguisugare il lavoratore, con la speranza che egli crepi prima di poter riavere, anche in minima parte il maltolto. Se non fosse una tragedia, le giuro che lei sarebbe davvero esilarante, e con lei tutto quel manipolo di scaltri affaristi al soldo del capitalismo, che siedono abusivamente al governo di questo ormai ridicolo paese. Lavorare fino a 70 anni, ma volendo arrivare anche a 75. Perché no? Vede signora, lavorare non significa alzarsi la mattina con comodo, farsi venire a prendere dalla macchina comoda che non rispetta il traffico e i semafori, andare a chiudersi in una stanza fresca d’estate e calda d’inverno, posando il santo culetto santo su una poltrona in pelle umana, delegando ogni cosa da fare a uno schiavo sottoposto, magari uno stagista pagato a un euro l’ora, quando è fortunato, o pagato nulla quando è ricattato. Lavorare è fatica. Il lavoro logora le membra, il cervello, le mani. Lavorare fa ammalare, spesso non dà abbastanza nemmeno per mangiare, o per aiutare i figli a crearsi quel futuro che comunque, con una legge idiota come quella da lei partorita, gli verrebbe negato. Immagini un maestro elementare, a 70 anni circondato da una miriade di ragazzini chiassosi, esperti di Internet appena smesso il biberon, veloci di mente e curiosi. Immagini un Carabiniere in pattuglia che vede il ladro scappare per una campagna impercorribile col veloce mezzo (magari a corto di benzina) che sceso dalla macchina, si lancia all’inseguimento. Immagini l’operaio alla catena di montaggio – già è vero, quelli ormai son quasi estinti: obiettivo raggiunto! – Immagini l’autista di un autobus, guidare nel traffico stoicamente dopo i 70 anni. Immagini una persona che da una vita ogni mattina si alza alle cinque del mattino, inverno ed estate, con la neve o con la pioggia, percorrere sempre la stessa strada, fare sempre gli stessi movimenti, un professore dire sempre le stese cose, e poi immagini sé stessa, condannata dalla vita a viverne una reale …
Poi me lo venga a raccontare che è tutta una questione di coefficienti, che bisogna dare di più per avere il minimo, che è giusto farsi derubare ogni mese di quasi la metà dello stipendio per finanziare uno stato ingordo, derubato da un manipolo di ladri a cui non avete il coraggio di imporre di ripagarci tutti, con gli interessi, di quel che si sono portati a casa.La prego signora Forneno, mi aiuti a convincere mia figlia che è ingiusto il suo sacrificio, mi aiuti a spiegarle sempre più e meglio che se ne deve andare da questo paese di merda. Ci convochi tutti i giorni, attraverso i giornali e la TV ad ascoltare una delle sue mirabolanti e geniali trovate. Almeno per questo, la prego, si renda più utile. Non ci vuol nulla, in fondo, nemmeno uno sforzo … le sue idiozie hanno l’aria di venirle con massima spontaneità….da leggere, tutto.
(via ze-violet)





