Il governo attuale invece ha scelto la strada della disoccupazione: maggiore è il numero dei disoccupati e più alta diventa la concorrenza determinando salari più bassi e peggiori condizioni di sfruttamento. È l’unico sistema col quale i padroni intendono perseguire la famigerata competitività. È una vecchia legge e funziona egregiamente soprattutto se i sindacati lasciano fare e in assenza di una forza politica adeguata a difesa. Salvo generare recessione e l’aumento del rapporto debito/Pil. Non è quindi una scelta tecnica, ma politica.
diciottobrumaio: Una vecchia legge (via gianlucavisconti)
da leggere.
(via ze-violet)(via ze-violet)
Perché in Italia la cultura è ridotta così male? - Daniele Pitteri
(…)È ridotta così male perché in maniera diffusa (cittadini, istituzioni e addetti ai lavori) se ne ha una considerazione erronea sotto molti profili.
Sotto il profilo quantitativocircolano da anni tre balle a cui molti credono e se ne riempiono la bocca per dimostrarsi informati (ma perché non si informano, invece?).
La prima balla, quella stratosferica, dice: in Italia c’è il 70% (per alcuni più del 50%, per altri addirittura il 90%) del patrimonio culturale mondiale.
La seconda balla, corregge il tiro (forse si è capito che la prima è insostenibile) e dice che la percentuale così alta si riferisce ai beni protetti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Falso anche questo: su 936 siti tutelati 47 sono in Italia, il 5%, poco più della Spagna (44) e della Cina (43), che dividono il podio con noi.
La terza balla è condensata nelle parole dell’ex ministro dell’Economia, ma gode comunque di grandissimi fan: “con la cultura non si mangia”.A livello europeo la cultura (senza contare i comparti delle culture materiali: moda, design, etc.) impatta sul Pil per il 3,3%, dando lavoro a 6 milioni e settecentomila persone. Per intenderci quasi quanto l’industria automobilistica. Nonostante questo, la cultura non rientra nei programmi del governo Monti, che tuttavia nessuno prende per pazzo (se non considerasse invece il settore automobilistico uscirebbe da Palazzo Chigi in camicia di forza). E, ed è qui il dato più imbarazzante, non rientra neppure nei programmi della maggior parte delle associazioni di rinascita politica e culturale del paese nate nell’ultimo biennio, quelle per intenderci che fanno capo a Montezemolo o a Giannino o a Auci, né in quelli dei candidati che si sono sfidati alle primarie. Le une e gli altri ne parlano un po’ (e neppure tutti), ma mai come leva strategica. Giusto per confronto: nella “gretta” Germania della signora Merkel, in questi anni di crisi la cultura e l’istruzione sono stati gli unici settori in cui la spesa statale è aumentata.
sì, è lungo: un minimo di sforzo, su.
(via ohsodeluxe)
[…]Bisognerebbe smettere di porre nei programmi della sinistra le solite fantasie e partire dalla concretezza: non mi importa che si chiami nazionalizzazione, o confisca o esproprio, preferirei dire restituzione di quanto illecitamente accaparrato grazie alle complicità dei governi e dei manager di Stato. Smettiamola di proporre soluzioni assurde, come il “prestito dello Stato all’ILVA” per coprire le spese del risanamento, proposto dal timido Landini, o le misure punitive a cui accenna Passera, che dovrebbero spingere i Riva a vendere (intascando altri miliardi) a qualche capitalista indiano o cinese…
Il settore siderurgico è davvero strategico, e il suo nodo centrale deve essere sotto il controllo pubblico, e quindi sottratto a ogni interesse privato, di qualunque parte o paese sia. L’interesse della collettività può essere garantito dal “controllo operaio”, inteso oggi come controllo dal basso di lavoratori e di cittadini coinvolti e interessati[…]
Non mi illudo che si possa rispolverare la “lotta di classe” per farsi valere come categoria professionale, ma almeno si potrebbe concordare sul fatto che il lavoro gratuito che genera profitto per altri e’ cosa negativa che non danneggia solamente chi lo pratica.
“
Appello a chi scrive gratis tanto per farsi leggere: e’ il momento di smetterla.”
Carlo Gubitosa.
condivido, pur condividendo anche eschelon
in effetti, se uno ha una notizia vince la notizia, e fin qui ha torto gubi ma solo se volesse impedire di scrivere le notizie. Invece mi pare chiaro che gubi vorrebbe impedire che quelle notizie finissero gratis in rete sotto le testate che fanno profitto, quello che pensavo prima di averlo letto.
(via ze-violet)La verità è che il «valore della professione giornalistica» è crollato da solo, com’è crollato il valore del meretricio con la rivoluzione sessuale. Questa trasformazione è un dato di fatto, che ci costringe a ripensare il rapporto tra lavoro e consumo culturale.
eschaton.it (via iceageiscoming)
Concordo, sebbene ci sia un errore di fondo piuttosto marchiano.
Prendiamo l’esempio che fa nel testo, giornalisti vs blogger (semplificato, perché non sono sicura, poi controllo, ma credo che Gubitosa facesse riferimento al caso HuffPost e ai moltissimi giornali e non solo che fanno scrivere gratis un sacco di gente, dal blogger al prof universitario).
Il punto è che permettere all’editore di stampare o diffondere via web, sotto una testata giornalistica (e quindi con una ETICHETTA-INSEGNA precisa), e quindi guadagnare con pezzi scritti gratis, ha già da un pezzo sfondato il mercato dei free lance o collaboratori.
Il web è solo l’ultima spiaggia su cui approda ‘sta merdata di situazione. Che è nata ben prima di blog,forum e persino email.
Bisognerebbe proibire all’editore di guadagnare sui pezzi gratis, e non essendo materialmente possibile scorporarli, tocca obbligare l’editore a pagare CHIUNQUE lavori per lui scrivendo. Cosa impossibile, come ben sanno milioni di freelance o collaboratori inchiappettati diciamo dal 2000 a oggi.
E ci sarà sempre gente dispostissima a scrivere gratis pur di vedere il proprio nome sotto una testata. Sempre.
D’altronde a nessuno di noi verrebbe in mente di far aggiustare la macchina dal primo che passa perché si professa un fan della meccanica, eppure nessuno* pretende la stessa professionalità dai giornalisti, a cominciare dai lettori.
(*Quelli del Fatto esclusi :D)
(tutto da leggere, è favoloso questo “La fine del lavoro culturale”)
(molto interessante la prima parte, aspetto il resto)
(via ze-violet)
I am David Corn, Mother Jones Washington bureau chief and publisher of the Mitt Romney donor video -- AMA.
Happening on Reddit now.
a proposito di giornalismo
L’anno che verrà
L’anno che comincerà il prossimo autunno potrebbe essere tra i più violenti che l’Italia abbia sperimentato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Lo sarà dal punto di vista della violenza fisica, e allora – ammesso di non ritrovarci troppo impegnati a sopravvivere nella guerra tra poveri di cui siamo la parte privilegiata, guerra che da condominiale si sarà fatta nel frattempo rionale, poi cittadina – noi miserabili di buona volontà, specie se mossi da spirito cristiano, dovremo cercare di impedire che venga ucciso Luca Cordero di Montezemolo (provando a dimenticare l’intervista in cui Cesare Romiti, parlando con Minoli, lo accusa di essersi venduto gli appuntamenti con Gianni Agnelli mentre lavorava alla Fiat), dovremo salvare la vita del piccolo Oceano Elkann, la vita di Ignazio La Russa e di suo figlio Leonardo Apache (ricordando che il padre di Ignazio, Antonino, ex segretario del Partito Nazionale Fascista di Paternò, ebbe salva la vita perché, dopo essersi fatto catturare dagli inglesi in Africa, non ricevette da questi lo stesso trattamento previsto nei campi di lavoro gestiti dalla parte politica a sé amica), di Orlandina, la moglie di Sergio Marchionne (e dei due figli Alessio Giacomo e Jonhatan Tyler), nonché impedire che Massimo D’Alema venga aggredito per strada (stesso sforzo per Giulio Tremonti e per sua moglie Fausta Beltrametti, cercando di dimenticare che quest’ultima è andata in pensione a trentanove anni, avendo ormai riscosso ben più dei contributi versati) e Walter Veltroni durante la presentazione di un suo libro, oltre a impedire che Michel Martone, attuale viceministro del Lavoro e delle politiche sociali (senza farci scalfire dal ricordo di suo padre, già giudice della sezione “lavoro” del Tribunale di Roma nonché membro del CSM) venga aggredito in piazza Montecitorio da un senzatetto che cerchi di soffocarlo col topo morto che ancora non rappresenta il pasto principale di nessuno, ma forse lo sarà, e nell’attesa prestato a fini apotropaici…
Italia: la violenza che viene? « minima & moralia
è lungo ma c’è tutto, TUTTO
da leggere con calma, pensare con attenzione.
Il “sentiment” e la cerniera lampo
La cerniera lampo non si chiude. Faccio riferimento a Dio come già è successo molte volte oggi, e siamo solo a metà mattinata. La cerniera lampo del cinese, dovevo saperlo. Sono il terminale del crollo dell’Occidente, ma in questo momento penso ad altro, penso alla religione e la accosto alla carne suina, poco me ne fotte e poco so della crisi dell’economia.
Se io avessi letto il Wall Street Times o Il Corriere delle Sòle 24 ore, avrei capito che è tutta una questione di sentiment. Il sentiment non sono le emozioni a Cerignola ma l’umore dei mercati, l’aspettativa degli investitori. I “mercati” hanno giusto tre-quattro anni meno di me, una maggiore confidenza con l’inglese e con la cravatta, una più spiccata attitudine all’acquisto di sesso alla “Fiera dell’est”. Io invece sono l’ultima merda di questa immensa Malagrotta chiamata Terra, ma “condivido le pene di molti”, come diceva Cesare.
Cosa è successo? Guadagno poco. Ma mio padre alla mia età – guadagnando anche meno – si immaginava più ricco nei mesi e negli anni successivi. Quindi papà andava dal sarto e si faceva fare i vestiti su misura, a prezzo di spenderci tutta la mesata. Oppure con l’ottimismo allaBruno Cortona condensato in un “pagherò”. Io penso che fra un mese perdo il lavoro. Io penso che fra un anno sto barricato a casa a razionarmi patate e fagioli. Io penso che, in prospettiva, “devastazione e saccheggio” dello Stato sociale trasformeranno il 78% della gente del mio isolato in indigenti rapinatori. Mentre finora erano degli onesti spacciatori, con posizione Inail e tessera sanitaria.
Vedo la sconfitta, allora compro i jeans da Wong, 5 euro. Mentre io sono il terminale della fine dell’Occidente, lui è il terminale della supremazia del dragone cinese. I jeans che ha in una grande cesta, dove ci sarà un’altra mezza tonnellata di merce, sono stati confezionati in qualche lager di Prato o del Guangdong da vite sequestrate per una paga di 1 euro al giorno, quando va bene. Quando, alla terza volta che li indosso, la lampo dichiara che la guerra è finita e che non ha più voglia di funzionare, io in fondo realizzo che l’avevo sempre saputo. Camminerò con la patta aperta, da Atene a Glasgow è pieno di merdacce come me, col sentiment negativo, che se ne sono fatta una ragione. Il downgrade non ci troverà impreparati.
(via ze-violet)
Il #terremoto in Emilia e gli orologi
Wu Ming su Giap
(…) La spinta a ripristinare la «normalità» (la parola più ripetuta nelle interviste) è costata altre vite: le aziende non hanno atteso le verifiche e gli operai sono tornati a lavorare in capannoni a rischio, con le conseguenze che sappiamo. Dunque, l’unica «normalità» già ripristinata è quella dei morti sul lavoro per mancanza di sicurezza, delle famiglie devastate, dei figli rimasti orfani perché la macchina non poteva fermarsi.
Spesso, nelle città, i movimenti sociali rivendicano «spazi», ma avere spazi non cambia nulla se non si contestano i tempi. Ti riappropri degli spazi quando i tempi saltano e riprendi fiato, grazie allo zoccolo scagliato negli ingranaggi. E’ tragico che a gettare lo zoccolo sia stato un terremoto, ma la tragedia non deve ottenebrarci, renderci ciechi di fronte agli esempi.da leggere, tutto. Ottimo il link del primo commento, sciacalli da eliminare malissimo
Sfiga e rivoluzione
Tocca fare un passo indietro e col rischio di sembrare scolastici ripetere verità un tempo acquisite e oggi sepolte dall’arretramento ideologico degli anni Ottanta e Novanta. Le crisi periodiche dell’economia capitalistica sono di regola crisi di sovrapproduzione. Qualcuno in questi casi osserva che questa volta è diverso e non c’è sovrapproduzione. Sia lecito soltanto ricordare che da molti decenni è chiaro anche in ambito marxista, oltre che in qualsiasi libro di Economia Industriale, che la sovrapproduzione si manifesta nei settori maturi del capitalismo come sovracapacità cioè sovrapproduzione potenziale. Gli economisti spiegano che nei settori con una struttura di mercato più concorrenziale, dove l’offerta di molte aziende cerca la sua domanda, la crisi ha la forma della sovrapproduzione (l’esempio tipico è quello della distruzione di prodotti agricoli invenduti); nei settori, tipicamente oligopolistici, dove la domanda crea la sua offerta, la crisi ha la forma del mancato utilizzo degli impianti che scatena autodistruttive guerre di prezzo (qui l’esempio tipico è il settore automobilistico, dove le poche marche presenti sul mercato mondiale cercano di capire chi dovrà chiudere qualche stabilimento perché sia assorbita la capacità produttiva in eccesso che oggi in Europa pare sia addirittura intorno al 30%).
da leggere tutto, subito, anche i link e stay tuned-
I Ros dei carabinieri, però, smentiscono un’identificazione: «Le notizie inerenti le indagini condotte dai Carabinieri del Ros sul ferimento del manager dell’Ansaldo Roberto Adinolfi, riportate da alcuni quotidiani, sono totalmente prive di fondamento. In particolare, nessun riferimento esiste in ordine a presunti responsabili dell’agguato».
Internet di classe: il terziario.
La Rete (e quindi tumblr) è uno strumento classista?
Riflettendo su chi ha accesso alla Rete durante l’orario lavorativo, appare chiaro che il settore preponderante sia il terziario. Chi è nei campi, sulla linea di montaggio, in cantiere o in officina difficilmente si metterà online, e ancor più difficilmente produrrà contenuti.
Di queste persone, quante alla sera hanno la forza/voglia di pubblicare qualcosa?
La mancanza online di un’enorme fetta del settore produttivo del Paese genera diversi effetti collaterali:
- L’autoreferenzialità. Il ripetersi cose che già si sanno tra persone già informate equivale a grosse pacche sulle spalle virtuali. Che al pari di quelle reali non apportano nessun beneficio reale a situazioni problematiche.
- L’impermeabilità. I contenuti pur essendo potenzialmente fruibili da chiunque, vengono raccolti e appresi a seconda degli interessi di chi utilizza il mezzo. Questo da una parte spiega (e giustifica?) il numero di accessi a siti di gossip, l’esistenza della colonna di destra di repubblica.it, certi articoli del corriere.it o agenzie di ansa.it
Quel che è peggio a parer mio è l’assenza della voce di chi opera in altri settori. Venendo a mancare il confronto/dialogo e la reciproca conoscenza dei problemi e delle realtà individuali e di gruppo, è facile il nascere/perpetrarsi di luoghi comuni o falsi miti in merito a condizioni lavorative.
Che fare? Una soluzione potrebbe essere farsi portatori di contenuti altrui.
Raccontare storie nell’accezione buona del termine, credo possa essere una sorta di dovere morale per tentare di migliorare questa situazione.
ottima osservazione. I wuminchia sicuramente hanno scritto qualcosa, poi controllo: il tempo di scrivere? Vorrei che tutti avessero tempo di riflettere e di condividere, parlandone e incontrandosioltre che in rete. Invece vedo molti (anche qui, probabilmente) incatrati nel produci consuma crepa. SArebbe già molto accorgersene.
Quindi grazie :)
stop equitalia
Il servizio di Equitalia infatti, oltre che “disumano” con le persone come lo definisce De Carlo, ha dei costi notevoli anche per l’amministrazione. Ogni Comune paga a Equitalia quasi 6 euro a cittadino. “Quella – ricorda – fu più una scelta economica”. E quei soldi, un bel gruzzoletto per un comune di poco più di 2000 abitanti, sono stai subito reinvestiti in servizi per i cittadini: bonus bebè, bonus libri e bonus trasporto. E sarà pur vero che le tasse tanto belle da pagare non sono, ma se tanto mi dà tanto, vuoi vedere che alla fine qualcuno, in fila a pagare la bolletta della spazzatura o la multa per una sosta vietata, che non borbotta lo si trova? “Dal primo anno che non era più Equitalia, ma il Comune, a mandare le bollette alle famiglie – rivela il sindaco – abbiamo subito riscontrato una propensione al pagamento puntuale superiore del 16% rispetto all’anno precedente”.
Quella invece di estromettere la società (per il 51% di Agenzia delle Entrate e per il 49% dell’Inps) dalla raccolta coattiva dei crediti insoluti “è stata una scelta prettamente politica, condivisa – sottolinea – da tutto il consiglio comunale e tutti i miei concittadini”. Niente più rischi di pignoramenti quindi. “Se qualcuno non ce la fa a pagare la cartella, lo dice subito e noi la rateizziamo, ma – puntualizza – non la raddoppiamo. Non mandiamo sul lastrico una famiglia, solo perché non riesce a pagare tutto e subito. Quando abbiamo fatto un nuovo povero – prosegue – è la pubblica amministrazione che poi deve sobbarcarsi i costi sociali della famiglia in difficoltà”.
Il “neo-filantropismo” del sindaco di Calalzo di Cadore sembra però non essere andato giù ai vertici della società di recupero crediti, pronti a rivolgersi al parlamento per chiedere una nuova legge che impedisca la “de-equitalizzazione”.
sarebbe carino evitare che la sola Lega o il solo centrodestra appoggino la de-equitalizzazione.



