Ragazzi, l'è mayala.
Su tutti noi incombe, come si sa, la fine del mondo.
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Niente TAV. Non si farà. Però sono convinto che, fino al decimo secondo prima dello scoppio, tutta una serie di cialtroni proclamerà l’im-pro-cra-sti-na-bi-le necessità di costruire la Torino-Lione perché “lo vuole l’Europa”. Dopo dieci secondi l’Europa non esisterà più, ma che importa. A cinque secondi dalla fine, il procuratore Caselli emetterà un’ordinanza di arresto per una trentina di attivisti mentre il “Gior(i)nale” ipotizzerà che, tra le possibili cause della fine del mondo, vi siano i danni procurati al traliccio elettrico da Luca Abbà. Salterà anche la realizzazione del tunnel TAV sotto Firenze con l’annessa “stazione Foster”, quell’altra improcrastinabile cosa che l’amministratore delle ferrovie, Moretti, procrastina di due mesi in due mesi oramai dai tempi del big bang.
Dagli Stati Uniti d’America si attende un decisivo contributo alla fine del mondo, magari con un’ultima stragetta scolastica fatta ammodino o un’esportazione di democrazia all’undicesima ora. Da non perdere anche gli estremi eventi nel Regno Unito, con Carlo d’Inghilterra che -si vocifera- strangolerà la madre per regnare almeno mezza giornata ed essere ricordato come ultimo sovrano. Kate Middleton non darà alla luce l’erede al trono, ma tanto che diavolo ci avrebbe da ereditare. La Repubblica di Cuba terminerà embargata. Come ultimo atto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dichiarerà che questa fine del mondo è un atto esecrabile di antisemitismo e ne approfitterà per un’ultima ripassatina su Gaza, che tanto di fini del mondo ne subisce una circa ogni due anni e quindi ci è abituata. Possibile che la cantante “pacifista” Noa indirizzi un’ultima commossa canzone ai fratelli palestinesi lodando finalmente la raggiunta concordia umanitaria: cari fratelli, vi spazziamo prima via noi dandovi il privilegio di scomparire dalla faccia della terra prima di tutti gli altri. Poi non dite che siamo cattivi, noialtri israeliani. Però, prima di venerdì una bombettina atomica sull’Iran ce la lasciate tirare, eh; e che cazzo. Abbiamo speso chissà quanto per fabbricarle, e sempre lì ferme nei depositi.
Venturik: Istruzioni per mio fratello
Ritengo che una delle più grosse disgrazie post-mortem di queste persone, dei morti per mano poliziotta, siano i loro familiari: padri, madri, sorelle, fratelli, zii, cugini. Non solo è toccato loro morire di legnate, o sparati; non hanno ancora finito di essere ammazzati, che già i familiari dichiarano di credere nella giustizia. E vai. Come dire: mi sono tirato una martellata sui coglioni, e la prima cosa che faccio è esclamare: “Credo nei martelli!”. Poi, vediamo, ah sì: prima o poi c’è l’appello al Presidente della Repubblica (lettera aperta ecc.). Prima o poi, una qualche manifestazione di solidarietà (ci sono stato anch’io, una volta a Livorno, per Marcello Lonzi ed altri) intitolata “Per non dimenticare” o qualcosa del genere. In breve i familiari dell’ammazzato/a dalle “forze dell’ordine” si trasformano in indefessi “credenti nella giustizia”; vogliono giustizia, invocano giustizia, vogliono i poliziotti assassini a processo e, guarda un po’, qualche rara volta ci vanno anche. Come nel caso, appunto, di Federico Aldrovandi.


