Emmanuel Negro

  • Archivio
  • RSS
  • 'zzo vuoi?
banner

Amianto, una storia operaia

ze-violet:

Post breve, giusto un lampo. Molto “irrituale” per Giap, e deciso all’impronta. E’ che ieri sera ho finito questo libro e mi ha colpito durissimo, come non mi capitava da tanto. Mi avevano avvertito: lo diceva anche Evangelisti nella prefazione, l’avevo letto nelle recensioni, anche in quella del Chimenti, ma quando leggi e leggi e leggi e ti arriva la “botta”, non c’è preavviso che conti. Mi ha smosso ricordi di quand’ero feto. Nel volgere di una generazione ci hanno devastati. Io, guardate, sono anni che non scrivo una recensione, e non la voglio scrivere neanche adesso. Non mi interessa più recensire, voglio discutere. Ieri sera ho inviato una mail ad Alberto, un po’ tartagliando, non trovando le parole giuste (avevo scritto anche due o tre frasi su Twitter, roba da vergognarsi, il massimo dell’inadeguatezza), e gli ho detto, in sostanza: che roba che hai scritto, compagno. Che cazzo di libro che hai scritto, compagno. Così, senza dire un cazzo, te ne esci con una roba del genere, ti metti a “fare Monzon” con queste memorie? Lo faccio decantare, poi parliamone su Giap, ti va? Io, te e altri, ti va? Volentieri, mi fa lui, poi mi spiega che è ancora scosso da una presentazione che ha appena fatto, il pubblico era pieno di operai menomati da anni di lavoro di merda, e figli e parenti di operai menomati o uccisi da anni di lavoro di merda. Insomma, io vi dico solo: leggetelo. Ché poi se ne parla insieme. E’ un libro di quelli che si leggono per poi parlarne insieme. A me ha smosso roba dentro, roba particolare, perché pure io vengo da una famiglia di metalmeccanici che quand’ero piccolo era sospesa tra industria e campagna, fabbrica e orto in cortile, e pollaio. Qualcuno in officina, le donne (mamma ed entrambe le nonne) a fare le braccianti. Pure mio papà, prima di entrare in fabbrica, aveva fatto il cameriere. Poi ha fatto il dirigente sindacale, ma sempre “in aspettativa”, perché in fabbrica può capitare di tornarci. Anche l’aspettativa era una conquista del movimento operaio. Mio fratello è tuttora metalmeccanico iscritto FIOM, lavora in una fabbrica di componenti metallici che serve il grande indotto FIAT. Ogni tanto fa un po’ di cassa integrazione. Laureato e con tanto di master, mio fratello, e fa l’operaio, poi dicono che siamo “choosy” e pure ringraziare, perché oggi lavorare è già un lusso. Anche dalle mie parti c’è una lunga storia di nocività, e anche a Ferrara c’era la Solvay, non solo a Rosignano. Però Amianto mi avrebbe dato la botta a prescindere, anche senza tutto questo. E la darà anche a voi, perché se uno legge Amianto e non gli arriva la botta, vuol dire che ha la testa sbagliata e si è messo il cuore sotto le scarpe. Vuol dire che i padroni lo hanno lavorato bene, lo hanno “macinato fine”. Ieri sera piangevo, bestemmiavo tra me e me che sembravo un matto, e dopo che mi ha risposto il Prunetti c’avevo un cazzo di groppo in gola… Piangevo di rabbia, però anche d’orgoglio, orgoglio per i Renato che eravamo appena una generazione fa. Questo qui è un libro grande come una casa, ma è la casa che manca, la casa che non abbiamo. E’ un libro di noialtri “sfollati”, l’ho già scritto che siamo un popolo da campo profughi, perché quel mondo che ci ha cagati, col suo tanto male e il suo po’ di bene, quel mondo là non esiste più. Solo che non c’è nemmeno il campo profughi, purtroppo ognuno è profugo per conto suo, e quando scrive gli fanno pure male le braccia. Che cazzo di libro che hai scritto, compagno. C’ho ancora la gola strozzata, e partono altre bestemmie. No, sul serio: leggetelo. Poi ne parliamo. Ma l’hanno poi spedita una copia a Nada Malanima, dopo tutto ‘sto tirarla in causa? Perché secondo me pure a lei vengono i lacrimoni, e salgono dalla gola le imprecazioni, e telefona al Prunetti e lo chiama “compagno”.
Che sarebbe davvero una parola bellissima, “compagno”. – WM1

    • #wu ming
    • #emergenza diritti
    • #megafoni&fucili
  • 5 mesi fa > ze-violet
  • 23
  • Link permanente
  • Share
Quando c’era ancora la Sinistra, un’argomentazione del genere non avrebbe destato alcuna sensazione, anzi, sarebbe stata considerata l’ABC della grammatica politica.
Oggi non è così. Cosa resti di quella visione di sinistra, al di fuori dei libri di storia e delle memorie di chi l’ha conosciuta, è difficile dirlo se ci si guarda intorno. Un trentennio di offensiva liberista e neoconservatrice ha scavato solchi profondi nella psiche collettiva, ha plasmato menti, atrofizzato cervelli, accomodato coscienze, saldato interessi. Al punto che forse proprio la battaglia in difesa dell’istruzione pubblica potrebbe diventare la cartina al tornasole per capire chi ancora riesce a fare riferimento a una cultura e a una visione del mondo di sinistra e chi invece si è perso nei meandri del disastro che abbiamo alle spalle e che ha prodotto il baratro su cui ci troviamo.

wu ming sul referendum bolognese, la scuola pubblica, ma tanta roba che ho i lacrimoni, ideali e passione.

Da leggere assolutamente “#Bologna,la scuola pubblica, la suicidiarietà della sinistra”

(via ze-violet)
    • #wu ming
    • #pd=psichiatria democratica
    • #da leggere
    • #disclaimer
  • 8 mesi fa > ze-violet
  • 15
  • Link permanente
  • Share
'\x3cdiv id=\x22photoset_33473804626\x22 class=\x22html_photoset\x22\x3e \x3ciframe id=\x22photoset_iframe_33473804626\x22 class=\x22photoset\x22 scrolling=\x22no\x22 frameborder=\x220\x22 height=\x22739\x22 width=\x22500\x22\x0a style=\x22border:0px; background-color:transparent; overflow:hidden;\x22 src=\x22http://emmanuelnegro.tumblr.com/post/33473804626/photoset_iframe/emmanuelnegro/tumblr_mbtbiyIPiv1qzqhrj/500/false\x22\x3e\x3c/iframe\x3e\x3c/div\x3e'

Giap: Come ad Affile! I vespasiani di Bologna intitolati a Rodolfo Graziani

    • #Affile
    • #Graziani
    • #Wu Ming
  • 8 mesi fa
  • 44
  • Link permanente
  • Share
Il potenziometro della sfiga è ad Affile. Più attenzione si attira sul sacrario [al maresciallo Graziani], più se ne parla, più iniziative si fanno in loco (scritte, attacchinaggi, e domenica c’è il presidio di etiopi, rastafari e antifascisti), ovvero più incomodo si causa all’amministrazione locale, e più il monolite si carica e carica e carica, irradiando una iazza sempre più spaventosa.
Iazza che va a colpire sempre più inesorabilmente: - la parte politica che ha voluto o assecondato il sacrario;
- chiunque entro i confini del Lazio abbia difeso tale scempio e/o abbia insultato chi lo contesta;
- i poteri locali (comunali, provinciali, regionali) implicati nella vicenda, anche solo per le incaute e infauste esternazioni di un loro rappresentante di spicco;
- la destra dei luoghi del Lazio simbolicamente/affettivamente legati a Graziani: Filettino, Affile e Arcinazzo. Naturalmente, noi illuministi non crediamo a niente di quanto appena detto, ma direi che, per stare dalla parte del sicuro, dovremmo dare la massima visibilità possibile a questo thread e a tutte le iniziative contro l’ignobile mausoleo :-D

Wu Ming 1

Fiorito è originario di Filettino. Come Graziani.

(via nipresa)

lol

(via ze-violet)

(via ze-violet)

    • #LOOP
    • #lo fanno per il loal
    • #wu ming
    • #Rigurgito Antifascista
  • 9 mesi fa > nipresa
  • 9
  • Link permanente
  • Share

“Tu che straparli di Carlo Giuliani, conosci l’orrore di Piazza Alimonda?” - Wu Ming

ze-violet:

Piazza Alimonda, Genova, h. 17:30 circa del 20 luglio 2001. I tutori dell’ordine hanno appena massacrato di botte il fotografo Eligio Paoni, colpevole di aver fotografato da vicino - e troppo presto - il corpo di Carlo Giuliani, e hanno metodicamente distrutto la sua Leica. Nel cerchio rosso, un agente lo trascina sul corpo e gli preme la faccia su quella insanguinata di Carlo (ancora vivo). Non è difficile immaginare cosa gli stia dicendo. Cosa non si doveva sapere delle condizioni del ragazzo in quel momento? Forse la risposta riguarda un sasso, un sasso bianco come il latte che si muove da un punto all’altro del selciato, scompare e ricompare, e a un certo punto è imbrattato di sangue.

Partiamo da una verità di base: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo Giuliani è falso.

Pochi giorni fa, in Piazza Alimonda, i soliti ignoti hanno danneggiato la targa in memoria di Carlo, imbrattandola con un getto di inchiostro nero. Le parole più belle per commentare quest’episodio, in apparenza piccolo, le ha scritte Carlo Gubitosa:

«Cari Elena, Giuliano, Haidi, pensavamo che fosse una targa, destinata a rimanere lì sfidando il tempo per fare memoria. Invece abbiamo scoperto che è un termometro dell’intolleranza, una cartina di tornasole della vigliaccheria, una centralina di rilevamento della bestialità. Ancora una volta in piazza Alimonda emerge il meglio e il peggio della società, e la vitalità di un marmo inerte solo in apparenza si anima per diventare megafono di denuncia dell’anticultura repressiva più brutale. Non rattristatevi per questo episodio, servirà da monito per i tanti, i troppi che vogliono chiudere quella parentesi aperta undici anni fa per lasciarsi alle spalle quello che dovremmo tenere sempre davanti a futura memoria.»

Dopo aver letto queste frasi, però, ci è tornata in mente l’eco di mille, diecimila, centomila conversazioni e dichiarazioni piene zeppe di “sì, ma”:
- Sì, è triste che sia morto un ragazzo, ma in fondo stava per lanciare un estintore…
- Capisco che il padre e la madre facciano tutto ‘sto casino, è naturale, ma il loro figliolo non era un santo, era un teppista col passamontagna.
- Che palle con ‘sto Giuliani, al povero carabiniere che si è dovuto difendere non ci pensa nessuno?

Dicevamo: tutto quello che la maggioranza degli italiani sa della morte di Carlo è falso. Lo riscontriamo da anni, e lo abbiamo visto con maggiore intensità nei giorni scorsi, dopo le ultime sentenze della Cassazione sui giorni del G8. La “camionetta isolata e bloccata”, un estintore (vuoto) trasformato in arma letale… L’ignoranza su quell’episodio è trasversale, non conosce appartenenze di partito o coalizione.  E’ passata – anche nelle aule di tribunale – una “verità di regime”, confezionata già nella prima ora dopo l’uccisione di Carlo e mantenuta grazie a un’accorta vigilanza mediatica.
Ma vigilanza contro cosa?
Vigilanza contro qualunque tentativo di – letteralmente – allargare l’inquadratura e, al tempo stesso, inserire l’episodio nella sua temporalità, nella concatenazione di eventi di quell’orribile pomeriggio.

La generazione più giovane ha avuto in eredità Genova come “peccato originale”. Ogni volta che si scende per le strade, gli spettri di Genova trascinano le loro catene: in primis “i Black Block” (espressione che esiste solo in Italia, nel resto del mondo si parla correttamente del Black Bloc, ma quella contro l’anglicorum è da anni una battaglia persa), e poi Carlo col “suo” estintore. Sempre l’estintore. Atmosfere e atmosfere di fiato sprecato su quel cazzo di estintore.

Dal 2001 a oggi, approfondite controinchieste hanno attinto all’immenso tesoro di immagini – fisse e in movimento – emerse nel corso degli anni, smontando e rimontando l’intera sequenza di Piazza Alimonda. La sequenza estesa, non solo i pochi secondi visti mille volte eppure mai compresi. La verità ufficiale ne esce sgretolata, ma… c’è un ma.
Fuori degli ambiti di movimento, fuori dal milieu dei “genovologi” e dei noi-che-c’eravamo, chi cazzo le conosce le controinchieste? Chi ha letto l’inchiesta L’orrore in Piazza Alimonda, su quel che è accaduto a Carlo – ancora vivo – subito dopo la retromarcia del defender?
Nessuno, e infatti si sentono ogni volta le stesse due o tre idiozie, si riattiva il frame del “violento che se l’è cercata”, del “carabiniere che si è difeso”, “se era un così bravo ragazzo che ci faceva col passamontagna e l’estintore?” etc.

Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, “lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo”. Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo, partendo da tutto ciò che deve essere considerato causa e premessa dell’omicidio».

Abbiamo deciso di recuperarlo. Vi consigliamo di guardarlo (magari non da soli né a notte fonda) e, in seguito, di pensare a come questa storia viene ancora narrata nel discorso dominante, e quali luoghi comuni si siano affermati.

Vi chiediamo giusto un paio di cose:
- commentate qui sotto solo dopo aver visto La trappola e/o letto “L’orrore in Piazza Alimonda” e/o altre controinchieste linkate.
- negli eventuali commenti, cerchiamo di andare oltre affermazioni tautologiche come “Sbirri assassini!”. Ci piacerebbe riflettere insieme su come si impongono le verità ufficiali, su quali meccanismi e automatismi si basa la loro costruzione, sugli effetti prodotti dal restringimento dell’inquadratura etc.
Ci interessa smontare le “narrazioni tossiche”.

Uhm… Ci accorgiamo di non averlo scritto da nessuna parte, diamo per scontato che tutti lo sappiano, ma forse va ricordato agli smemorati.
Domani è il 20 luglio.
“Buon” anniversario.

    • #G8 Genova
    • #wu ming
    • #gingie merde
    • #archivio
  • 11 mesi fa > ze-violet
  • 67
  • Link permanente
  • Share
ze-violet:

Il #terremoto in Emilia e gli orologi
Wu Ming su Giap

(…) La spinta a ripristinare la «normalità» (la parola più ripetuta nelle interviste) è costata altre vite: le aziende non hanno atteso le verifiche e gli operai sono tornati a lavorare in capannoni a rischio, con le conseguenze che sappiamo. Dunque, l’unica «normalità» già ripristinata è quella dei morti sul lavoro per mancanza di sicurezza, delle famiglie devastate, dei figli rimasti orfani perché la macchina non poteva fermarsi. Spesso, nelle città, i movimenti sociali rivendicano «spazi», ma avere spazi non cambia nulla se non si contestano i tempi. Ti riappropri degli spazi quando i tempi saltano e riprendi fiato, grazie allo zoccolo scagliato negli ingranaggi. E’ tragico che a gettare lo zoccolo sia stato un terremoto, ma la tragedia non deve ottenebrarci, renderci ciechi di fronte agli esempi.

da leggere, tutto. Ottimo il link del primo commento, sciacalli da eliminare malissimo
View Separately

ze-violet:

Il #terremoto in Emilia e gli orologi

Wu Ming su Giap

(…) La spinta a ripristinare la «normalità» (la parola più ripetuta nelle interviste) è costata altre vite: le aziende non hanno atteso le verifiche e gli operai sono tornati a lavorare in capannoni a rischio, con le conseguenze che sappiamo. Dunque, l’unica «normalità» già ripristinata è quella dei morti sul lavoro per mancanza di sicurezza, delle famiglie devastate, dei figli rimasti orfani perché la macchina non poteva fermarsi.
Spesso, nelle città, i movimenti sociali rivendicano «spazi», ma avere spazi non cambia nulla se non si contestano i tempi. Ti riappropri degli spazi quando i tempi saltano e riprendi fiato, grazie allo zoccolo scagliato negli ingranaggi. E’ tragico che a gettare lo zoccolo sia stato un terremoto, ma la tragedia non deve ottenebrarci, renderci ciechi di fronte agli esempi.

da leggere, tutto. Ottimo il link del primo commento, sciacalli da eliminare malissimo

    • #terremoto
    • #Emilia Romagna
    • #wu ming
    • #radar
    • #ben detto
    • #megafoni&fucili
    • #emergenza diritti
    • #imprendisoldiescappa
  • 1 anno fa > ze-violet
  • 6
  • Link permanente
  • Share

Che volete farci, a noi la Compagnia delle Opere… :-P

ze-violet:

Ieri in tutta Italia era il giorno della Colletta Alimentare gestita dalla Fondazione Banco Alimentare. Quest’ultima è stata fondata da don Luigi Giussani (1922-2005), capo e massimo ideologo di Comunione e Liberazione, ed è affiliata alla Compagna delle Opere (braccio imprenditoriale di Comunione e Liberazione). La Colletta Alimentare era sponsorizzata da varie banche, dalla Coca Cola etc.
Su Twitter due nostre frasette hanno scatenato un putiferio (…)

Wu Ming

    • #wu ming
    • #circo mediatico
  • 1 anno fa > ze-violet
  • 17
  • Link permanente
  • Share

Si balla! (L’inizio del crack, quello vero) - | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming [Feat. "Manovra di classe" by Luca]

Linko in particolare, su segnalazione via twitter dei wuminghi, il commento di Luca, che è un capolavoro a sé. E siccome è luglio e lo so che siete ancor più pigri del solito a cliccare, ve lo copioincollo pure, tié:

Poteri forti. Menti deboli. Notizie rosa. Quote latte. Notizie al latte. Quote rosa.

Libertà di Coscienza.
Ratzinger, da Monaco di Baviera, invia un accorato monito ai politici italiani: “Bastardi ! Col cazzo che mi faccio arrestare.”
Un’ora dopo il Vaticano precisa: “Oops! C’è stato un malinteso.”

Stress Test Olimpici.
Tutti quelli intenzionati a partecipare al salto in lungo, sottoposti ieri a un’importante prova di selezione.
Dovevano saltare almeno dieci centimetri.
Pare ce l’abbiano fatta in parecchi. Bravissimi.

Stress Test Olimpici/2.
Rosella Sensi nominata “assessore alle olimpiadi”.
Organizzatori di Londra 2012: “Non ne sappiamo nulla”.
Organizzatori di Rio 2016: “Nemmeno noi”.
Alemanno: “Noi neppure”.

Patti di stabilità.
Il Presidente del Consiglio può restare. Anzi deve.
Però non può parlare. Anzi non deve.

Atti dovuti.
Il Ministro dell’Economia è informato sui fatti.
Interrogato sul suo collaboratore: “Non sapevo nulla. Mi ha mentito su tutto, anche sul nome. Pensate: è di Avellino”.

Manovra di classe.
Tremonti in aula in impeccabile Caraceni.

Manovra di classe/2.
Inserite all’ultimo minuto nella finanziaria le quote latte alle ginocchia.

Manovra di classe/3.
Tagliati costi della politica.
Negato a Pannella l’accesso alla bouvette di Montecitorio.

Manovra di classe/4.
Raggiunto il pareggio di bilancio.
Sei un pezzo di merda.
E tu un frocio.

Manovra di classe/5.
Intervistato il Titanic: ” A essere sincero, non ricordavo che a bordo ci fosse un tale numero di stronzi”.

Manovra di classe/6.
Aumentano i poveri.
Ancora intercettato Briatore: “Non accetteremo altre provocazioni”.

Manovra di classe/7.
Aumentano le tasse sui poveri.
Di nuovo Flavio al telefono con Daniela: “Ok, ne accettiamo ancora qualcuna”.

Corsa contro il tempo.
Fiato sospeso in attesa dell’apertura dei mercati lunedì.
Approvato decreto legge lampo bipartisan con il plauso del Presidente.
Dopodomani è Martedì.

Corsa contro il tempo/2.
Il Presidente del Consiglio dichiara risolta per sempre l’emergenza rifiuti a Napoli.
Ora la città si chiama Pulecenella. E’ anche più divertente.

Corsa contro il tempo/3.
Emergenza rifiuti a Pulecenella.
Intervistato il Presidente del Consiglio: “Non ne sapevo nulla. Me l’hanno appena detto. Dateci tempo. Cazzo.”

Spread.
Più giù di brot.
Più su di squeak.

L.

godetevi il fine settimana. O la fine del mondo, whatever comes first.

    • #Wu Ming
    • #Classe
  • 1 anno fa
  • 4
  • Link permanente
  • Share

Portrait/Logo

La civiltà dei bravi italiani perbene ed altre sgradevoli amenità collaterali assortite



Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001.
Questo blog non è un giornale e non è un prodotto. Non è neppure un ferro da stiro, un clistere, un'oloturia o un pentametro giambico. Se voi scambiaste questo blog per un ferro da stiro, un'oloturia o un pentametro giambico sareste inequivocabilmente, sono certo che ne converrete, dei monumentali fessi, giusto? Ecco, stessa cosa se lo scambiate per una testata giornalistica.
Se invece l'avete scambiato per un clistere, che vi devo dire, non sarò certo io a criticare il modo in cui sollazzate il vostro retto. Ma nel caso, pulite tutto quando avete finito.
  • Call me Ishmael
  • Beh, 'zzo vuoi?
  • RSS
  • La posta va qui
  • Archivio
  • 'zzo vuoi?
  • Mobile

Creative Commons License
This work, limitedly to the content originally created by the blog's author, is licensed under a Creative Commons by-nc-sa 3.0 License. Reblogged content may be subject to copyright by the respective authors. Effector Theme by Carlo Franco.

Servizio offerto da Tumblr